lunedì 19 aprile 2010

Sette



In questo momento sono fermo (già come farei a scrivere?) e mentre cercavo la mia bottiglia di rum nello zaino, mi è capitata tra le mani la foto dei miei nonni nel giorno del loro matrimonio. Erano molto giovani e veramente belli, due boccioli di rosa che si aprivano al sole oramai di ottanta anni fa. Nonno più di una volta ha rischiato una schioppettata fra le chiappe dal parte del mio bisnonno. Il motivo? Non voleva che ronzasse intorno a mia nonna, era per lui un sognatore e quindi un buono a nulla. Il nonno conquistò il cuore di mia nonna con poesie e racconti e con le rose che rubava nel roseto di suo padre. Vissero, finche poterono, la storia d’amore più bella che io ricordi, dico finche poterono perché un freddo giorno (chissa perchè questi giorni sono sempre freddi) li andarono a trovare le SS e in quanto ebrei vennero deportati, mia madre, che si salvo per puro caso, quando ero piccolo mi raccontava che da qualche parte ad Auschwitz sono sbocciati dei gigli la dove le ceneri dei nonni si sono posate.

domenica 7 febbraio 2010

Incontro

Caro fratello oggi mentre vascheggiavo per le vie del centro ho incrociato lo sguardo di un raggio di sole. Sai che in questi giorni ho il morale sotto i piedi e quest’incontro è stato per me come la pioggia per un giardino assetato, cioè corroborante.
Sai quando tutt’intorno è tempesta, il primo primissimo raggio di sole che irrompe tra le nubi squarciando il cupolone gravido di pioggia è sempre il più bello e così è stato anche sta volta.
L’ho vista è m’ha baciato il cuore con l’ultimo passo , è una ragazza favolosa. Veniva verso di me con passo leggiero, gravida di luce, aveva un guinzaglio in mano e portava un bel pastore tedesco e io la guardai con tale forza che divenne tutta rossa e mi regalò un sorriso il più bel sorriso che mai sconosciuta mi abbia donato. E come ebbe passato il mio sguardo, riconobbi in lei la mia condanna … amarla finche mi sarà concesso. Oh con quel sorriso (ohh ma tu caro fratello lo sai) mi ha assassinato, non una ma una volta per ogni passo che percorreva verso di me. Con quel rossore appena velato in volto, dalla abbronzatura, mi ha legato a se per sempre.
Era bellissima, deve essere nuova perché io no l’ho mai vista. Alta più o meno come me (spero che non si metta mai i tacchi) capelli di un bel castano chiaro, lunghi e liberamente sciolti sulle spalle nude. E ghi occhi? Che occhi, due turchesi lucidati per la regina degli elfi, porti e soli per i miei sguardi già gelosi!!! Un sorriso … solare ma del suo candore già la luna è già invidiosa, un sorriso (accompagnato ai lati della bocca da due fossette, che mi son sembrate semplicemente divine) che contrastava con la pelle d’ambra e miele, ed emanava un profumo di margherite selvatiche e vaniglia, e il collo? Oh Dio un collo fatto solo per essere baciato e mordicchiato!!!
E la sua carne?dirò solo questo! La sua perfezione era da ritratto!!! Non mi meraviglierei più di tanto se in una notte di luna piena e oramai autunnale, la vedessi danzare tra le fronde già spoglie e i fiori sempre più rade, con le fate.
E quando è passata , sai che ho fatto? Non ho risposto al suo sorriso, chissà che ha pensato di me … oh Dio spero in bene (non è che stando lassù intercederesti per me, con lui?) io già l’amo e il pensiero di un suo rifiuto mi è insopportabile, fa troppa paura. Ti terrò con me, cioè volevo dire che ti terrò informato.




(1)
Una vertigine mi preme
Se in una marina notturna
Odo il profumo di gesti
Innamorati e schivi, d’adolescenti
Che ora si affacciano alla vita.

(2)
Non li sorprendano, ora
Ombre vaghe, sul domani
Che pure n un giorno penderanno
Sulla croce della loro età.

(3)
Lasciateli ancora a quei baci
Avranno tempo quei occhi
Per aprirsi alla luce dell’alba.

martedì 12 gennaio 2010

Delirium tremendum



Delirium tremendum
Rododattilo eos, L’aurora dalle dita di rosa.
Guido Guidi ha ragione, gli antichi hanno sempre ragione. L’alba è lo spettacolo per eccellenza. Sempre, da sempre è così, perché porta in se la speme allo stato più puro, più cristallino.
Ma nulla può eguagliare per me lo spettacolo del tramonto, in quanto porta con se e in se le nostalgie più dolci e i ricordi più cari. Ovunque ne godi, che sia in riva al mare o in cime a una collina, la sua prepotenza ti pervade, ti coglie, ti rapisce lasciandoti impietrito. E porta in se e con se le storie più grandi e quelle più semplici, i racconti più belli e quelli più brutti. Così come porta via le speranze oramai appassite (come quei fiori che da troppo tempo sono stati colti e depositati su di una tomba cara) e i sogni realizzati (ma se sono realizzati che sogni erano?). impossibile poi è dimenticarsi il primo tramonto. E già è come il primo …
Ma intanto un altro giorno è passato e rapida aspetta l’alba tra le ore che danzano, che arrivi il suo turno .
È in una di queste albe che ebbi l’infarto più dolce, che la conobbi … e cosa dovevo dirgli, mentre scendeva dal treno con quel passo lieve che solo lei per i miei occhi possiede? Mentre con gli stessi la divoravo?
Zitto rimasi, muto, non risposi nemmeno al suo sorriso. A pensare che di cose da dirgli ne avevo, eccome!
Che lei in un battito d’ali (le sue) mi aveva comprato.
Che lei in un solo istante, aveva distrutto la fortezza dei miei propositi di zitellaggio. Scardinate le mura, divelto i portone e come il vento quando porta via i soffioni, lontano lontano lei aveva portato con se il mio animo colmo di fiele per il mondo, e aveva lasciato il suo colmo dell’amore che già meritava.
Che lei era per me, come quell’aurora, chiara serena, piena.
Che era come Giulietta per il suo Romeo.
Che era il sangue nelle mie vene e l’ossigeno nei miei polmoni.
Che era tutto ciò che una donna rappresenta per me.
E invece nulla.
Volevo dirgli se fosse fuggita con me, nemmeno troppo lontano, in un bar, per farmi raccontare dalle sue labbra dove un tale portento in tutti questi anni si era rintanato oltre che nei miei sogni.
E invece nulla.
Volevo chiedergli in ginocchio se avesse mai preso in considerazione l’idea di un matrimonio con uno sconosciuto, quale io in quell’istante per lei certamente ero.
E invece nulla-
Ma anche, cosa dovevo fargli, quando seduta, su quello stesso treno davanti a me dormiva, dormiva col volto illuminato dal sole nuovo, mentre col capo declinato un poco per aderire meglio alla spalliera blu scopriva il collo bianco? E così facendo lasciava alle labbra della mia Phantasia il compito grato di un eterno succhiotto.
Potevo certo cingergli con le mie mani, avide della sua pelle, tremanti insicure, il suo volto, bellissimo chiaro e incorniciato da quei capelli scuri come la pece e che brillavano al sole come l’acqua del mare in certe notti luccica alla luce incerta di u quarto di luna.
E così avvicinandomi al suo volto e con le labbra golose, Baciarla sulla fronte, sula naso e sulle guance aspettando che siano le sue labbra (quelle lebbra d’amore quelle guance ridenti, mai, mai potrò dimenticarle) e cercare le mie, per il bacio più grande che mai uomo abbia in memoria.
Potevo e desideravo prenderle le mani e chiuderle tra le mie, mentre dormiva e chissà cosa sognava.
Oh dio e se in quell’istante (divino tremore) si fosse svegliata? Meglio! Nel dormiveglia non mi avrebbe risposto di no!
E invece nulla.
Solo …
Scusa hai la cerniera dello zaino aperta, posso chiudertela?
Si, grazie.

sabato 2 gennaio 2010

Crepitii





Terra!
Centro di un mondo che altro non è
che illusione di una vita che fu
larva di qualcosa che scorre lontano da noi

il letto di un fiume nudo secco
come la vita che ci illude
con le sue notti.
tale ad un albero
che tende i rami
al cielo aspettando
il ritorno di non sa di che.
È la nostra vita
Guardiamo al cielo
Come…
Se egli sappia qualcosa di noi
Aspettando che qualcosa ci faccia
scoprire la nostra essenza divina
ma solo silenzio ci riserva
il cielo, per noi non ha risposte
e intanto anelanti di felicità
appassiamo come quelle poche
rose in quel vaso contorto
precipitato di rughe.