Dicono i poeti che esistono due tipi di persone,
quelle che vivono
e quelle che osservano vivere
e che parrasitando la vita, descrivono.
Il cielo terzo pulito come solo una giornata di fine Giugno sa regalare,
il sole è caldo e la spiaggietta tropicale è presa d’assalto dalla turba domenicale, che in questo periodo di magra fa di ferie solo il Week end e alla fine della giornata ritornano tristi e arrossati alle loro case cittadine, a Firenze o più facilmente Milano e Torino. Ciò vuole dire che verso le diciotto pomeridiane la spiaggietta si svuoterà, perché questa piccola perla è frequentata solo da stranieri, giullari, Aedi e vacanzieri squattrinati, massesi? no neanche a parlarne “almeno al mare non facciamo i pezzenti”, infatti sono tutti concentrati nella spiagge private.
Meglio per me che durante la settimana mi godo il mio angolo di paradiso.
Descrivere è un po’ come morire, un soggetto lo svisceri magari in una cinquantina di pagine e alla fine ti accorgi che un granello della tua anima si è staccata da te e si è depositata, lieve come granello di polvere, per sempre tra quelle pagine oramai non più bianche.
Sono al mare sdraiato di pancia, sto osservando annoiato alcune scene, quando ad un tratto la mia attenzione viene calamitata da una ragazza, sola. È un po’ imbronciata ed è questo che la rende semplicemente divina. Capelli liberamente sciolti nel vento, di un colore nero lucente, ha lo sguardo perso nell’orizzonte, è seduta e le mani sono intrecciate mentre le braccia racchiudono le gambe incrociate e rannicchiate al petto, gli occhi scuri forse neri ma è difficoltoso valutarli in quanto nascosti sotto gli occhiali da sole (più tardi constaterò un bel colore acquamarina, sfacciatamente belli e vivi), pelle d’ambra, un costume scandalosamente bianco (chissà quando entra in acqua cosa succede), e quelle rade (come i denti di un centenario) volte che sorride mette in mostra una dentatura perfetta, labbra rosse, naturali naturalmente, un seno che a occhi e croce fa parte delle banda della terza, sodo come mi aspetterei in una ragazza di diciott’anni o poco più.
Si è alzata forse la calura la costringe a fare una puntatina al bar, per un ghiacciolo o un Estathè gelato ed è qui che tutti si girano, ha un bel fisico, non atletico, insomma tipo spalle larghe da nuotatrice, ventre piatto e tartarugato da fanatica dello steep, e cosce muscolose da podista, ma un semplice fisico perfettamente armonioso nei sui tratti, con tutte le sue curve al posto giusto, ecco forse (se troppe curve, infatti non la sto osservando solo io, ma anche varie persone fra cui una sbrancata di ragazzi sicuramente suoi coetanei, sbrancata che in verità già si era accorta di questo miracolo, e un branco di vecchie bavose, che solo ora invece si è oculato di quel bocconcino prelibato e approfittando delle varie distrazioni di mogli o figlie o chissà cos’altro osservano con sguardo tra il critico e l’allupato la fanciulla, la quale, ben inteso, si è resa conto degli sguardi, quasi tutta la spiaggia la sta osservando, ma sta al gioco o più è facile che non gli interessi nulla.
Un bel sfondo schiena, si veramente notevole, probabilmente se Canova avesse avuto questa ragazza (di cui non scoprirò mai il nome) al posto di Paolina Borghese avrebbe usato lei per modello della mitica statua.
Intanto le mogli o le figli o chissà cos’altro, si sono avvedute che i mariti stanno sbavando dietro quella ragazza e riportano all’ordine i vari congiunti, beh la gelosia fa brutti scherzi.
E poi via tra loro e il miracolo non c’è proprio gara, vuoi per l’età, vuoi per il diverso destino che proprio fisicamente gli è toccato, o per la leggiadria che ad alcune di queste proprio manca e che invece nell’angelo abbonda. Sembra di rivivere la canzone di De Andrè “Bocca di rosa” la gelosia fa proprio brutti scherzi, come brutte sono ora quei volti delle donnine che deformati dal sorriso di disgusto provocato dall’incedere rigogliosamente corroborante per gli occhi ormai avvezzi alla vista di carni non putrefatte ma sicuramente pesanti delle mogli, sono, dicevo ancora più brutti.
In realtà ci sono vecchie e sagge nonne che gli sorridono forse perché pensano al nipote (a cosa farebbe se fosse qui, intendo) o che forse leopardianamente ricordano la loro età più bella quando scoccato il momento facevano girare la testa a parecchi giovini. Ed è a queste sagge nonne, che sanno che c’è un frutto per ogni stagione, che lei risponde di rimando con un sorriso.
È tornata alla sua postazione e con il coraggio che probabilmente gli è proprio, regge tutti gli sguardi mentre birichina sugge un ghiacciolo alla menta.
Ecco il primo ragazzo incoraggiato dai fischi e dalle risate di scherno dei compagni, si avvicina per tentare un approccio alla fanciulla, mentre i vecchi non potendo reggere la concorrenza e fare altrettanto si ritirano dal gioco, sconfitti e imusoliti dallo scorno, e si accontentano di osservare, qualcuno di loro scuote la testa qualcun altro sconsolato si rimette sotto l’ombrellone a leggere per l’ennesima volta il giornale con le solite notizie di stamane mattina (guerre e paci, tentati omicidi, rapine mano armate e non, e scherzi del destino).
Ma il conquistatore fallisce la prova in quanto l’angelo non vuole essere disturbato, e si allontana dall’amato pezzetto di spiaggia (che per inciso era assai vicina alla battigia). Altri ci provano ma senza risultato, la bella misteriosa è una roccaforte inconquistabile.
I vecchi possono tirare di grosso, verso quei giovani, in quanto vendicati dalla fanciulla si sentono autorizzati a fare commenti sull’incapacità dei giovani d’oggi anche, ahimè (dicono) nel conquistare il gentil sesso.
Ma si alza una seconda volta, e con passo fermo si dirige verso il mare, si bagna fino al ginocchio, annusa l’acqua come se l’odore salmastro la confortasse, si spruzza il ventre, forse ha un brivido o forse è la mia vista che mi tradisce, certo che queste immagini rimarranno sempre prigioniere dei miei occhi, e infine quando è acclimatata si tuffa con repentina agilità, probabilmente per ristorarsi dalla calura. Nella mia mente si fa spazio un’idea divina: e se fosse una sirena che ritorna nel suo elemento dopo aver provato che l’uomo è un animale vile e incongruente? L’idea mi intriga ma rivedendola riemergere dal suo divino amante capisco che è proprio una donna e non una sirena, e pure, mi dico, col canto del suo silenzio ha già conquistato tutti. Il costume bianco intanto è rimasto tale, visibilmente è di quella razza di costumi che non cangiano le loro proprietà se bagnati, ringrazio il cielo e più bello immaginare.
Ma salendo sino al suo asciugamano, mette un piede in fallo (sarà quello di cenerentola?) e in suo soccorso accorre una mano, quella di un ragazzo salvatore che trattenendola dal capitombolo non immagina che in questo istante parecchie fantasie lo vogliono morto. E nemmeno immagina (ma forse lo spera) che la fanciulla lo ringrazierà premiandolo con un sorriso che qui e ora vale una vincita al superenalotto.
Sono li che chiacchierano del più e del meno e lì, li lascio sicuro come sono che a loro basterà (per non sentirsi soli) la loro stessa compagnia.
Mi rigiro mostrando il volto al sole, e pensando che in fondo il vecchio adagio che vuole solo i belli baciati da Elio, non è poi in fondo così vero. Beh perché io abbronzato lo sono. M’infilo le cuffie dell’i-pod nelle orecchie (e se potessi anche più indentro, io modo che la musica mi arrivi direttamente al cervello)
L’accendo e premo sul comando “casuale”.
La prima canzone che mi si presenta è un pezzo di Simon And Garfunkle “The Sounds Of Silence”. Ritenendola adatta alla situazione mi accingo ad ascoltarla, certo so che il silenzio ha una sua musica, già Mina l’aveva cantato questo silenzio, ma devo dire che poi questo ozioso signore non è poi tanto all’altezza della sua fama, perché a volte urla e urla forte, tanto forte da portarti alla pazzia.
Comunque mentre sto in codesto stato, un bimbo mi bagna correndo con il secchiello pieno d’acqua, risvegliandomi dal torpore che la micidiale combinazione (musica più sole più ore di arretrato di sonno) mi aveva condannato. L’acqua del secchiello, ne ero fermamente convinto, proveniva dal polo nord o da quello opposto, in quanto mi ha segato la buzza come un coltello da macelleria. Non è, col senno di poi c’ero arrivato anch’io, che l’acqua fosse gelata o che ne so, che dinnanzi alla spiaggietta ci fosse in sosta un iceberg, solo che dopo ore di sole anche il brodo di pollo (che d’inverno, ma non a Massa, fa tanto comodo con i vari raffreddori) sembra gelato.
Mi alzo di scatto, il bimbo essendo un po’ più furbo della media si accorge di questo mio movimento repentino e chiede scusa.
All’improvviso mi sorprendo a pensare alla copertina di un settimanale molto famoso, sulla stessa copertina (a parte le cazzate di sempre, come per esempio il nuovo fidanzamento della velina X col calciatore Y) c’era una foto di un bambino iracheno, vivo ma irrimediabilmente sfigurato da bruciature che gli ricoprivano l’ottanta percento del corpicino martoriato e fotografato, bruciature sul viso, sul petto, sulle mani e sul ventre, e qui mi fermo, non perché non potrei continuare a descrivere, ma perché semplicemente la foto era a mezzo busto. Ma il perché mi è venuto in mente in quel momento è per me un vero mistero, comunque il bambino che mi aveva bagnato assomigliava quasi nulla al piccolo iracheno (penso che fosse di Bassora visto che il giornalista nell’articolo stava parlando di quella città) se non il fatto che è un bambino. Di lui ignoro tutto, non è che invece del piccolo attentatore alla mia tranquillità so qualcosa, del piccolo iracheno ignoro il nome, ignoro addirittura se in quell’attacco ha o non ha perso i propri cari, e infine ignoro cosa preferisse mangiare o come amava giocare, una cosa però è certa se si vuole impedire di giocare a dei bambini, la guerra è un’invenzione micidiale. Quel cucciolo ha il diritto di poter giocare al pallone o di fare ciò che vuole, esattamente come il bambino che io ora ho davanti. Diritto che la guerra gli ha strappato. Comunque è un flash e brontolando come solo Brontolo sa fare e ormai alzato dall’asciugamano, decido che è arrivato il momento di fare il bagno.
Quindi come un vero esploratore prendo la maschera e le pinne, ma ancora prima chiedo a una di quelle vecchie bavose se può per una mezz’oretta guardarmi la mia roba, dopo aver ottenuto un si, forse più distratto del dovuto in quanto sempre concentrato (la bavosa) sul miracolo e sul santo che ne sta godendo, mi accingo all’immersione. Mi bagno con la calma pachidermica di cui solo io oggi sono capace, poi, accorto come sono bagno la maschera, prima la gomma del laccio poi il vetro e infine spazientito l’infilo tutta nell’acqua.
Un tuffo di prova e dopo calzo le pinne, anch’esse bagnate, guardo se sono fissate bene e con uno scatto bradipesco mi tuffo definitivamente e con l’intenzione di arrivare a nuoto sino all’Elba o poco più su, do i primi calci al mare. Ma subitamente torno indietro infatti mi sono scordato la macchina fotografica, quindi ritorno su i miei propositi, ma c’è qualcosa che attira il mio sguardo, una seconda volta.
Il fanciullino che mi aveva bagnato, sta giocando quasi a tre metri dall’acqua, con secchiello e paletta, costruisce con perizia certosina il più classico dei castelli di sabbia (mura quadrate e in ogni angolo una torre tonda) con lui c’è una bambina, forse entrambi nella somma non arrivano, con l’età intendo, alla terza media.
Stanno parlottando e ridendo tra loro ad un certo punto lei gli si fa più vicina e cogliendolo di sorpresa lo bacia sulla bocca, senza lingua, un bacio casto (ma, quale bacio in verità è casto, mi chiedo spesso).
VIDI ARROSSIRE UN GIORNO IN UN GIARDINO
FANCIULLI. E LE FANCIULLE PIU' SICURE
DI SE' GIA' SORRIDEVANO ALLA VITA.
Lui sorride e lieve si gode per l’eternità l’estasi del suo primo bacio, e il sapore del sale di quelle lebbra che un giorno proveranno ciò che ora hanno solo pregustato. È come quando l’esperto vignaiolo assaggia il primo chicco d’uva e nonostante sia amaro già si è accorto che quella sarà un’ottima annata.
I genitori lasciano correre, ma di ben altro avviso saranno tra un po’ d’anni, di fronte alla stessa scena, vorrei esserci per godermi la tragedia di stampo napoletano che irrimediabilmente scaraventerà i due virgulti all’inferno, facendogli credere che ciò che la natura, gli ormoni o chissà cos’altro, starà reclamando, sarà il richiamo di Satana dall’inferno.
Per ora ignari si godono il primo assaggio, e io con loro. Ma il mare mi reclama e con un sorriso inebetito dal coraggio della bambina m’immergo in un mare cristallino e senza accorgermene ho già tralasciato ogni pensiero su i due bambini, sul miracolo e sulle vecchie bavose, ho già abbandonato i ragionamenti su tasse, scuola, ragazze (o se fossi ragazza, ragazzi), che un attimo prima dell’immersione o molto prima, mi assillava, ma che ora durante l’immersione ho completamente e subitamente dimenticato (certo ho nella bocca come un retrogusto d’Amarone lasciatomi da ciò che stavo un attimo prima osservando) subitamente per seguire quel polpo che ho intravvisto in mezzo agli scogli, o il fondale sabbioso da cui (grazie alla mia rinomata leggiadria nel muovermi) può saettare una sogliola nascosta tra le sabbie o un gamberone che con direzione contraria la suo sguardo, scappa da quel pachiderma che con maschera e pinne segue l’andare del terreno che ora sale con dune leggere o scende con avvallamenti improvvisi, pachiderma che fra l’altro armato di macchina fotografica (o fucile subacqueo), vorrebbe catturare, il polpo o la sogliola.
Per questa volta la fauna ittica può tirare un sospiro di sollievo, già, perché la caccia è solo platonica, ma per sicurezza (che non fa mai male) tutto ciò di vivo che incontro (i vecchi scarponi non valgono ne le barche che malinconicamente incontro sul fondo e che offrono riparo a più specie), scappa a pinne o zampette levate. Ma io con la macchina (questione di un click) sono più veloce e dunque finiranno anche loro nella mia collezione.
Satollo di caccia, riemergo, ho la pelle cotta e questo e indice che ho passato in acqua ben più dell’ora che mi ero prefissato.
Torno all’asciugamano, la vecchia bavosa a cui avevo affidato la mia roba non mi nota nemmeno, ciò mi incoraggia a non chiedergli se qualcuno si è o no avvicinato al mio zaino, comunque, getto o lancio alla rinfusa tutto ciò che in questo elemento non mi serve e vado a farmi una doccia.
Ebbene e li che incontro il terrore della Spiaggietta.
Le chiamano le tre cozze e non perché siano brutte (anche se Caravaggio le avrebbe lasciate volentieri a casa, magari coperte con delle lenzuola, a uso di vecchio poltrone sfondate, e sfondate lo sono davvero), ma perché sono sempre insieme. La Niña, la Pinta e la Santa Maria, sono in definitiva le più grandi smerigliatrici di maroni che ci sono in loco.
Spettegolano su tutto, ma la cosa che più amano sono i fatti di cronaca NERA. Il loro argomento preferito quest’anno è la Franzoni, è o no stata lei a uccidere il figlio?
No, guardate secondo me (visto che li, e i carabinieri ne sono assolutamente sicuri, non c’è entrato nessuno, a parte lei) si è suicidato, è risaputo che a tre anni uno è già stufo della propria vita, ha preso la statua in pietra (ora non ricordo che tipo di pietra era) e si è dato tutte quelle botte sulla testa finche non si è accasciato a terra, ed è li che sua MADRE lo ha trovato.
Comunque se si limitassero a chiacchierare e basta uno le eviterebbe, invece pretendono che tu li ascolti e che tu intervenga nelle loro elucubrazioni e non le puoi proprio bay passare in quanto fanno comunella nelle vicinanze delle docce e per andare alle stesse le devi per forza affrontare. Oggi non ne ho voglia e ritorno al mio posto, pazienza farò la doccia più tardi.
La Spiaggietta è da sempre un circo, nel senso che ci puoi trovare ogni tipo di umanità.
Infatti ci sono due ragazzi che stanno affrontando i preliminari li dove si trovano, tra la sabbia il cielo e il mare, se fossero dei generi giusti, (cioè maschio e femmina) potrebbe essere anche interessante, ma sono due giovani maschi, cioè dello stesso genere, ergo gay, omosessuali o detto alla toscana frustoni.
Non è che la cosa a me personalmente dia fastidio, già altrove ho detto come la penso e non voglio ritornarci sopra (anzi no, per lo meno questi due giovani tedeschi hanno il coraggio di affrontare il mondo e il suo falso moralismo, mentre altri hanno preferito la morte, anzi che la gogna della normalità).
È che, già vedo le occhiatacce dei bagnanti, le madri allontanano i propri pulcini, e i vecchi brontolano, mentre i giovani etero li prendono per il culo a tutto spiano, ma finalmente il paladino della morale pubblica (cioè il vecchio Pillade, e cioè il bagnino più rincoglionito del pianeta), interrompe la coppia e riporta tutto all’ordine.
Torno ancora una volta al mio asciugamano lo sbatto un poco per togliergli la sabbia, lo rispiano sulla spiaggia e mi ci sdraio sopra.
Già che ci sono controllo il miracolo, noto che non c’è, forse, penso tra me e me, se ne è andata e notando che non c’è più la sua roba ne quella dell’angelo che la salvata, aggancio la mia ipotesi alla realtà e prendendo atto di ciò, guardo altrove.
Ad un certo punto vengo salutato da Marco un pensionato, il quale fatto ciò ritorna a chiacchierare con altri due vecchietti.
Marco ha lavorato per ben 60 anni (ebbene si ora ne ha quasi 90, solo la Tetè lo supera con i suoi 106 anni) in una sua cartoleria e io quando ero piccolo passavo li intere giornate, a cercare chissà quali tesori, ora non ricordo, nelle sue nicchie più buie e per questo ai miei occhi le più interessanti.
Mi avvicino e faccio un po’ di conversazione. Passa il tempo si invecchia, ma la ciccia baffina rimane l’argomento per eccellenza, infatti stì tre ottuagenari di cosa stanno parlando? Stanno parlando di due topless appartenenti, ebbene si! spinto dai tre moschettieri sono andato a conoscerle, a due ragazze francesi che per levarvi la curiosità la sera stessa partivano per l’Elba e quindi non ho potuto (con enorme disappunto mio e dei tre vecchi) portarle fuori a cena.
Dopo parecchi minuti che passai a conversare amabilmente con le due francesi, che se non ricordo male, provenivano da Parigi, e incassato il due di picche, tornai dai tre moschettieri che avidamente mi stavano aspettando per conoscere le nuove, e venuti a sapere della mia disgrazia (cioè il fatto che non avrei, come avrei invece voluto, accompagnato a cena le due fanciulle) mi salutarono con una pacca sulla spalla come si fa con vecchi commilitoni, o compagni di giuochi, e ripresero il cammino verso casa, dove i parenti li stavano sicuramente aspettando.
Io invece sconsolato tornai al mio asciugamano, e tuffato la mano nel mio zaino, preso l’unico libro che li si trovava e iniziai a leggere avidamente, ma ciò successe dopo che mi accorsi che il miracolo con il suo salvatore non c’erano più.
Urca quando leggo non ci sono per nessuno, infatti quando (parecchi capitoli dopo) alzai di nuovo lo sguardo mi accorsi che si era quasi fatto tardi, e così iniziai a preparami. Ma proprio quando iniziai a piegare l’asciugamano mi chiamò Francesca la quale stava cercando qualcuno che facesse il bagno serale con lei, beh se non ricordo male l’idea non mi dispiacque perché il bagno lo feci , così come mi tratteni con lei almeno sino alle ventuno, a cosa fare? Nulla di ciò che potrei raccontare su queste pagine, quindi…..