lunedì 28 dicembre 2009

Rêve




24-04-03
Ognuno di noi tiene, nel profondo della propria anima, il ricordo di un tramonto che ha o che avrebbe potuto segnare il proprio destino.
Un tramonto in riva al mare è qualcosa che rapisce l’anima e se le tue dita stringono, in un laccio di carne le dita di un fanciulla può diventare un’esperienza da non scordarsi mai, qui davvero senza retorica
Beh buttiamola giù come viene!!!
Giugno! È per me il mese più bello dell’anno perché è insieme e contemporaneamente speranza d’estate ed estate e io ho un ricordo vivissimo e freschissimo da raccontare.
Erano più o meno le ventietrenta di un giugno di diciassette anni fa. Ricordo, come se fosse ieri, che spirava dal mare una brezza leggiera, la sabbia, oramai dorata, era sgombra dagli asciugamani. Teli di spugna d’ogni dimensione e colore, alcuni quadrati altri rettangolari e ancora; variopinti, stampati con figure di play-mete più o meno coperte o di robottoni giganti. Altri sin troppo austeri nei loro monocolori o sin troppo pacchiani nelle loro vesti d’arlecchino. Ma tutti insieme colpivano l’immaginazione e l’occhio di chiunque guardasse quello spicchio di spiaggia, un manto e insieme veste la ricopriva forse per nascondere le sue vergogne di donna. Ora, era quasi pudica, tutta nuda si mostrava ai due ragazzi, ed la sua vergogna la si poteva dedurre da quel rossore che sulle sue gote appariva ormai al sole morente. Solo il mio asciugamano, verde bottiglia (il verde è il mio colore preferitissimo, per dirla alla Dobby indimenticabile elfo domestico di potteriana memoria) rivestiva un pezzetto di bagnasciuga, forse quello più caro alla signora che per ringraziarmi faceva venire sino ai nostri piedi la via del sole, che nell’orizzonte si increspava ad ogni mormorio del mare. Sino a congiungersi con lo stesso dio che già per metà era sommerso nel mare.
Io portavo un t-shirt bianca, che contrastava e di molto con la pelle color del miele della mi a – allora - compagna di gioventù e le cingevo con le braccia le spalle, mentre entrambi eravamo rapiti dalla tragedia che d’innanzi a nostro occhi si stava compiendo, il sole stava per l’ennesimo giorno morendo. Più in la nei anni della mia vecchiaia, mi sono sempre chiesto se il sole è consapevole che la sua morte o la sua rinascita spira negli animi dei uomini o nei cuori degli amanti un sentimento così speciale, potente e straniante. Penso di si! Del resto alche lui ama, ma il suo amore lo consuma solo nelle eclissi.
Ad un ratto cambio posizione e mi porto alle sue spalle circondandola con le braccia avide della sua pelle e poso il mio petto alla sua schiena e il mio mento sulla sua spalla di seta. Dio mio il mio cuore “sembra il batterista di una band di metallo pesante”. Ora so questo istante sarà eternamente inciso a caratteri d’oro nelle mia memoria, una miniatura che occupa l’incipit del codice in palle umana che alla fine della strada offrirò alla biblioteca del mondo.
I nostri occhi guardano ora il sole e le sue sorelle ora altre stelle. Ci siamo abbandonati alla corrente dei nostri sentimenti ed erriamo nella selva dei nostri pensieri.
Quando deciso ormai a rischiare il tutto per tutto, appoggio le mie labbra alla sua guancia di fragola, e avide queste cercano il contatto con le sue e le rubano un bacio lungo, eterno (All’interno del momento, dell’istante che dura un guizzo di fiamma o la durata di una nota che eternamente risuona) dal sapore aspro come la vita, speziato come la speme, dolce come la gioventù e nero come la morte. E le rubano, gli colgono da quelle labbra fatali che danno vertigini ai sapienti, un bacio come una Gazza ladra ruba una anello prezioso dal porta gioie di una giovane, come una Gazza ladra rapina la fede d’amore di una novella sposa.
I miei occhi o ritmicamente; si aprono alla luce morente del sole e si riaprono su due pupille nere che mi donano la vita e si richiudono lasciandomi vedere chi sa cosa e si richiudono sulle sensazioni più… su i pensieri e i sentimenti più pulcri. Ecco il sole è morto e il suo sangue, che esce copioso dalla gola squarciata bagna il mare, tingendolo di rosso, e imprimendo nella nostra memoria questo spettacolo. E intanto le mie membra si fondono con le sue, come un fico strangolatore abbraccia per l’ultima volta il suo amante.
Tutto il nostro essere è teso a far durare, nel desiderio, per l’eternità questo istante e accoccolati come ciottoli sulla riva di un rivo, ci godiamo ogni cosa che come il frutto., nel giardino dell’eden, proibito ci viene offerto così … gratuitamente. Ora il fanciullino che nella pienezza del giorno ci aveva colti in un bacio subitaneo, già, forse dorme tra le braccia della madre ( come la mia bella si è abbandonata al mio) ora le stelle poco a poco prendono il sopravvento sul palco del mondo ed è già un altro spettacolo.
Ad un richiamo, ad un fischio fraterno, lei si alza abbandonandomi all’ebbrezza del suo profumo che per u istante ancora (la vita non fu più lunga) persiste nei miei sensi e nello spazio che già fu suo. E io solo allora mi sveglio nella pienezza del giorno, in una spiaggia non mia e da me respinta con violenza inaudita, vorrei ma so che non posso, riprendermi il mio sogno, facendomi portare per mano e congiuntamente si fa spazio nel mio pensiero il bisogno di lei: avere lei, qui ora con me. Ma in quel lontano 1986 non era, non mi era concesso sperare nel suo amore e passavo il succo della mia vita a sciogliermi in malinconie vivissime … come ora del resto.

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